lunedì 22 aprile 2013

l'ultimo rifugio

Lasciare dietro di sé un ricordo indelebile, una scia netta e precisa.
Ma anche dominare l'ansia, badare all'equilibrio, tenere gli occhi fissi su qualsiasi cosa non sia un fondale roccioso. 
"Sole e pace al tramonto."
Maledette previsioni del tempo che verrà, maledetti sogni: il sole sta tramontando dietro la spiaggia, mi chiedo però dove sia la pace, a meno che non si tratti di quella e t e r n a. 
"Guarda che è lei, è adagiata sul fondo."
"L'ultimo rifugio."
Quando dicevo alla gente che avrei preso l'onda della scrittura facevano la faccia strana. Adesso capisco perchè. Non credevo fosse una cosa così tanto grave, ma...ce la faccio, certo che ce la faccio.


Se no, pace.

giovedì 11 aprile 2013

Non c'era una volta

C'era una volta una principessa, 
eh no,
quella volta no, lei nn c'era. 
C'era soltanto la sua migliore amica e mi chiamavo Giorgia. 
Un giorno qualcuno mi ha inviata indietro nel tempo a ricomporre un castello di carte dai contorni così tanto sgualciti che non sono riuscita nemmeno a formarne un ordinato mazzo. Altro che castello.
Ho provato a risanare il tormento di un gruppo di anime orfane di lieto inizio, esposta a rischio di contaminazione.
In questi mesi mi sono immersa nei deserti delle loro assenze e, per trascinamento, assente come loro sono diventata, per mancanza di solidi appigli alla vita di ogni giorno. Perché io vivo di 2006 e se quello non esiste più io non.
Succede, a volte, che il salvataggio dei naufraghi non riesca bene, quando è così la storia non (esiste), perchè non c'è nessuno che possa raccontare come siano andate le cose per davvero, iniziando da un "c'era una volta". Il confortante inizio di un racconto che punta dritto al lieto fine mi manca da (morire). 
Ah, ecco, dunque, quella volta non c'era una principessa, e nemmeno c'era la sua migliore amica. É inutile continuare a chiedersi PerCosaSiamoNati, visto che... non siamo nati.
 

C'era una volta una bambina, o forse un bambino, che inganna(va) la voglia di uscire camminando lontano con gli occhi sino a incontrare l'orizzonte. Che siano lacrime o pioggia davanti ai miei occhi, poco cambia: piove, io non vedo niente e sento freddo.

lunedì 25 marzo 2013

lo sposo promesso


Un saluto, da tanto lontano.
Non parlo di distanze, certamente, da che vivo a pochi passi da qui. Parlo del grande tempo che mi divide dalla storia della piazza e dei murazzi che delimitano il Po. Le dita faticano a trovare le parole, come se qualcuno mi avesse scombinato la tastiera. Mi affanno e non produco musica. Sono rimasta vedova dello sposo promesso: si vede che non ero nata per lui. Senza piangere una lacrima, mi sto facendo bella per quello che verrà. 

mercoledì 20 marzo 2013

il lieto inizio

Potrebbe essere oggi l'ultima volta che scrivo. Non parlo soltanto di questo blog. Potrebbe essere l'ultima volta che antepongo questo amore al resto della vita; l'ultima sveglia al mattino presto, l'ultimo gioco a scegliere dal dizionario parole che ispirano e diventano pagina.
Meritiamo un lieto inizio, dopo la lunga rincorsa, anche se la mia storia è rimasta sospesa, perché è come un palloncino riempito di elio che mi è scappato di mano da bambina: non tornerà mai più, devo farmene una ragione. Non può che vagare nell'aria e allontanarsi nel cielo sino a sparire: un finale che non è per niente lieto, ma certamente è un finale.
Ieri ho trovato la mia via d'uscita, sono (sci)volata nel grande mare blu dei desideri del cuore, capace di accogliere il destino di tutti dentro sé. L'acqua fa un effetto strano su di noi.
Prima di lasciarvi, vi devo il lieto inizio che ho lungamente cercato. É l'indice del mio primo manoscritto, non ho idea se diventerà un romanzo con tanto di attraente copertina, titolo, autore, casa editrice, codice isbn. Lo saprò domani o dopo domani, e tutto cambierà. A cominciare da me, perché potete bene immaginare quanto sia triste il destino dei personaggi di un romanzo mai pubblicato. Svaniscono. Il destino delle (s)comparse non può che essere ancora più mesto.
Però avevo promesso a tutti un lieto inizio, insomma: un inizio che finisce bene. Sono i titoli dei miei capitoli, legati insieme da un inafferrabile destino, troppo bello per essere vero, infatti: si tratta di una storia.


Colpiscono le Parole d'amore quando un uomo
le scrive sui Contratti, provocano malintesi e false partenze.
Così belle vorrebbe saperle scrivere Una mente di ragazzo
invece è capace soltanto di idee che salveranno il mondo B
e le coltiva d’estate insieme ad altre Cose che nascono a marzo.
Parole e sguardi diventano Fuoco quando
l’uomo si perde su La strada di casa mentre
il più giovane va in Vacanza a Tel Aviv sognando gloria
e gli altri sono (Quasi) tutti al mare
o a giocare insieme a Dafne
Altre vacanze.
Alla fine dell’estate La principessa torna in città e
nel suo solitario silenzio trova Uomini nascosti dietro monitor, maschere e bugie.
Un Semaforo verde suscita i primi sorrisi
ma subito dopo Strade interrotte dividono e sviliscono sino a
quando le parole sul conto di Cesare cambiano il senso agli antichi progetti.
Il ragazzo sottovaluta Le coincidenze di Martin e la testa di un uomo
di banca bravo a distinguere Le Cose importanti da tutto il resto.
Arrivano Esami e c’è tanta voglia
di alzare le braccia anche in Un Bambino solo, due  che giocano a pallone.
Ognuno cerca Un nuovo bersaglio ma trova soltanto
nuove  Ferite e prova a curarle tenendo gli occhi
aperti di notte nei  Sogni che seguono tracce sulla sabbia,
premonizioni di Maschere Cadenti, intrusioni, fallimenti e incontri
impensabili con l’uomo dalla Testa tagliata che cammina i suoi ultimi passi
guidato soltanto dal cuore. V
Affianca gli Inquirenti in cerca di verità, non avendo altra scelta.
I progetti più belli sono Aquiloni per terra, non volano più
e tutto sembra svanire Prima che scenda la notte
La via di uscita è La notte blu, il mare grande dei desideri del cuore
capace di accogliere Il destino di tutti dentro sé
e far nascere un Giuda dal sepolcro di un uomo inutile,
schiavo in cerca delLa Libertà che non ha mai gustato,
soggiogato da Baci pesanti e la promessa di una montagna di soldi.
Il senso della vita si ritrova in una Gita in campagna  
che svela Cos’è la verità e fa tornare bambini.
Il gioco viene scoperto ma non tradito S
perché gli amici Continuano ad amarsi, non sono mai pari.
Alla fine La partita avrà inizio
l’azione si disegnerà rapida finché La verità vi farà liberi e l’uomo che per questo
è nato possa donare Altre parole d’amore a tutti quelli che ama
prima di entrare per sempre in Un mondo perfetto.



“E questo è un addio?”
“Non sembra che lo sia, no? Ha più l’aria di un inizio.”
“Allora, ciao!”

 

lunedì 18 marzo 2013

(sci)volare

Qualcuno dice che la bravura nel volare avanti e indietro nel tempo sia stato un dono di cui non ho approfittato. Anche se nessuno lo ha scritto, tutti qui lo hanno pensato almeno una volta, viste le anguste circostanze in cui mi dimeno, nei dieci giorni di settembre che sanno di eternità. 
Niente più suscita in me la sensazione di vibrarsi nell'aria. A stento riesco a reggermi sulle gambe e camminare, più che altro mi ritrovo a (sci)volare lungo un percorso che ammette soltanto uscite di insicurezza. Vorrei approfittarne per sparire, inghiottita da attraenti onde blu, far perdere le mie tracce, come hanno fatto i protagonisti principali di questa storia.
Scivolare è un'arte involontaria di cui sono padrona... o schiava? A dire il vero, ne soffro da quando sono venuta al mondo, visto che non so PerCosaSonoNata, se non per muovermi lungo uno sdrucciolevole destino scritto da qualcun'altro. 


Ogni due mesi, Gianluca torna a scrivere qui sopra paroline di rara saggezza, e così ha fatto sabato scorso. Niente da dire in proposito: nel mio inadeguato tentativo di riscrivere il passato sto dimenticandomi di illuminare la storia di Emanuele, ma lo stesso vale per quella di Antonio e, a ben guardare, per quella di tutti gli altri protagonisti di questo romanzo finito male.
Sino a qui ho disegnato i profili, sottolineando le ombre che circondano ciascuno, dal momento che di luci accese a illuminare i volti ne ho incontrate poche. Ho delineato l'origine delle relazioni che legano tutti quanti, (s)comparse comprese, ma mi sono accorta che sono troppe, per le mie capacità di discernimento e focalizzazione.
Da quanto ho iniziato la cronaca dei giorni che ci dividono dalla fine, ho provato una sensazione di abbandono: nessuno mi segue, nessuno mi guida. La strada che conduce alla verità che ci farà liberi è tanto stretta che, anche volendo, nessuno potrebbe procedere al mio fianco.
Scendo verso le onde in preda a una paura multiforme: ad ogni passo, vincere il desiderio di mollare il mancorrente è il compito più grave. Visto che non so salvare i miei compagni di viaggio, mi chiedo cosa mi tenga aggrappata alla vita. Non mi è più dato di volare, ma qualcosa mi impedisce di (sci)volare nel profondo blu delle acque che avvolgono gli altri.
Credevo mi servissero le ali, e invece, volendo procedere, avrò bisogno di pinne.